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Musica
Non propriamente una compilation di successi
Una raccolta... inedita
Nuovo disco per Frankie Hi-NRG Mc che ripropone dal vivo, insieme alla sua band, nuove versioni di una selezione dei suoi brani
di Corrado Calza
Lo sanno bene tutti i musicisti. Lo sanno tutti quelli che hanno cominciato a suonare con le loro sacrosante manine e che solo in un secondo momento si sono avvicinati all’informatica musicale, finendo poi anche per apprezzarne le soluzioni tecniche e sposarne la poetica. Magari per curiosità e un’occasione che capita proprio in quel momento, per il bisogno di ridurre i costi di una produzione, perché le cose come te le fai tu… o ancora solo perché oggi i dischi si fanno così, punto e basta. Ma lo sanno bene anche tutti quelli che con Cubase, i vari applicativi per l’hard disc recording o il sound editing ci sono nati e hanno cominciato a suonare proprio davanti a un computer. Lo sanno bene tutti i musicisti: a un certo punto nasce il bisogno di cambiare le cose. Nel primo caso si tratta di riprendere in mano il vecchio strumento: di tornare a imbracciare la chitarra o il basso o sedersi dietro un pianoforte o una batteria. Nel secondo si tratta di avvicinarsi, praticamente per la prima volta e spesso anche dopo diverso tempo, all’oggetto vero e proprio che fino ad adesso era solo un’icona sul desktop del computer e che ora d’improvviso finisce per vibrarti addosso – ma non è più la ventola di raffreddamento del chip. Così, magari lentamente, in studio o sul palco, tra PC, ADAT, drum machine e giradischi, cominciano a ritornare – o ad apparire – i primi musicisti. Chitarristi e bassisti normalmente si litigano la palma del primo arrivato. Anche le migliori chitarre campionate suonano ancora da schifo, mentre poter vantare nella formazione dal vivo o nei crediti del disco un “Basso: Nome – Soprannome - Cognome” fa sempre piacere. La batteria invece è più lenta ad arrivare: portarla in tour è un casino e poi tanto c’è comunque bisogno di una parte registrata per gli effetti e le percussioni elettroniche. Ecco, sì, forse piuttosto un percussionista con le conga, il bastone della pioggia e tutte quelle altre cose strane fatte con le unghie di capra… Sì, sì, dai! Che fa anche un po’ ethno. Al di là di ogni ironia però, e ancora una volta lo sanno bene tutti i musicisti, ritrovarsi in studio – o in una cantina – con altri tre o quattro amici a sudare insieme un po’ di musica, ha tutto un altro sapore che non sedersi davanti alla tastiera di un computer a mischiare campioni e tracce MIDI. Ma lo sappiamo anche noi che musicisti non siamo – potreste dire –: è un po’ come giocare a briscola o a pallone piuttosto che a Sbudelletor 1.05 o anche a scacchi, ma con un avversario australiano via Internet. E sì, più o meno è la stessa cosa. Chattare non è sco…? Anche, ma mi sa che in questo caso andiamo un po’ oltre! Non necessariamente una cosa è migliore o peggiore dell’altra: sono solo diverse e per ognuna c’è il momento giusto. Ebbene, tra i molti altri musicisti per cui questo momento di cambiare è arrivato, ora possiamo annoverare anche Frankie Hi-NRG Mc. Già il titolo del suo ultimo album di inediti: “Ero un autarchico” parlava chiaramente, poi la tournèe 2003/’04 ci ha mostrato i volti di Francesco Bruni alla chitarra e Lino De Rosa al basso alla batteria. Gli stessi allora, gli stessi oggi sia per il nuovo CD, che dal vivo per la nuova tournèe. Rap©ital non è un Best of… ma una rilettura suonata, a volte filologica a volte sfrontatamente ironica o divertita, di oltre dieci anni di musica che, piaccia o non piaccia, ha fatto la storia dell’hip-hop e del rap. (Tanto per capirci, “Fight the faida”, il primo singolo del rapper torinese è del 1991, vende più di 10 mila copie, riceve il premio della critica assegnato dalla redazione di Musica e Dischi e rappresenta un piccolo caso discografico). Così “Potere alla parola”, dall’album “Verba manent” del 1994, qui diventa uno splendido funkettone tutto basso e chitarra stoppata. Negli stacchi dove l’originale si faceva raggamuffin, il suono è jazzeggiato. “Libri di sangue”, dal medesimo lavoro del 1994, riprende l’arrangiamento della “Versione album” accentuandone però il carattere latino e scivolando quasi nel chill out. Lo stesso accade in chiusura con “Storia di molti”, sempre dallo stesso CD di esordio, che rimane molto fedele all’originale. “Auto dafé vs. Profondo Rosso” (da: “La morte dei miracoli” del 1997) utilizza il tema del film di Dario Argento, introducendolo nota dopo nota a ogni A capo delle liriche e rispettandone persino la metrica originale 7/4 + 8/4 (…mica bruscolini). Così come più avanti, con “I trafficanti vs. Der Kommssar” (da: “Ero un autarchico”), in cui il brano del compianto Falco, rigorosamente eseguito dalla band, funge da base ai versi di sapore futurista dedicati agli esseri mezzi uomini, mezzi veicoli che come siluri in un traffico che non ha scrupoli si dirigono, partendo intelligentemente tutti assieme alle 5.20 di mattina, verso i luoghi di vacanza. Groovy e jazzy, grazie a piano Rhodes e vibrafono, “Generazione di mostri”, sempre dall’album del 2003, acquista un carattere molto più interessante rispetto all’originale. Un funk più aggressivo, molto Seventies riveste invece “Accendimi” (da: “La morte dei miracoli”) e sotto il ritornello chissà chi è a fischiettare un tema niente po’ po’ di meno che dei Break Machine? Una parafrasi della musichetta che ancora oggi ascoltiamo negli spot del Fernet Branca è stata realizzata per introdurre e accompagnare “Gli accontentabili” (da: “Ero un autarchico”); quanto di più indovinato! Mentre il cambio di titolo da “Giù le mani da Caino” (in “La morte dei miracoli”) a “Giù le mani da Lucignolo” è motivato dall’impiego del tema musicale che Fiorenzo Carpi ha dedicato al personaggio del Collodi per lo sceneggiato “Pinocchio” di Luigi Comencini. Con chitarra acustica e fischio alla Giuliano Gemma “Quelli che ben pensano” (secondo singolo sempre da “La morte dei miracoli”) si apre come uno spaghetti western degno di Ennio Morricone per finire inaspettatamente jungle. In “Sana e robusta” (da: “Ero un autarchico”) lo spirito funky, che probabilmente in fondo unisce più di altri la compagine, si incattivisce e inacidisce, mentre “Disconnetti il potere” (da. “Verba manent”) diventa techno e tribale. In sintesi, il lavoro presenta episodi assai ben riusciti: ironici o che mettono in gioco un forte contrasto tra ritmica, argomento e interpretazione vocale, alternati ad altri che invece poco o niente aggiungono al valore dell’originale. Quando va bene è un vero divertimento, quando va male, invece …ma sì, dai, che va bene lo stesso; buone almeno le intenzioni e l’impegno. Anche questo nuovo disco, arrangiato da Alberto Brizzi e Francesco Bruni e missato da Marco Capaccioni, si apre con l’immancabile inedito: “Dimmi dimmi tu”. Bello radiofonico, è uno degli episodi “va male”. Non brilla per originalità né negli argomenti né nei suoni e, pur conservando la cifra qualitativa a cui siamo da sempre abituati, dimostra una volta di più come tutta l’attenzione in questo lavoro – ed è facile supporre in tutto questo periodo – sia concentrata sul reinterpretare, suonando, i vecchi brani, piuttosto che realizzarne di nuovi. Già – diranno le malelingue –, tanto in studio a provare i pezzi per i concerti ci doveva comunque andare e dato che c’era si è anche registrato e ne ha fatto un disco nuovo nuovo. Sì, anche se poi non è così semplice; ma in ogni caso è pur sempre meglio di un bel Best of… realizzato riproponendo soltanto le vecchie versioni e far cassa facile facile. E, inoltre, i dischi dal vivo non sono sempre tutti dei grandi esempi di qualità musicale e sonora!
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