
Oltre alle storie di miseria e povertà e a quelle di disastri naturali, ci sono volti dell’India che mostrano dei piccoli mutamenti culturali, micro-rotture verso attitudini in vigore da secoli e che necessariamente persistono: il signore-padre-marito-padrone, i casi di mogli bruciate, l’infanticidio delle neonate…
Ma in che termini si stabilisce la soglia di povertà? È forse la presenza dell’elettricità? Sono forse i servizi igienici? O forse possiamo indagare i multi-strati della soglia di povertà relativa nel sub-continente asiatico, in India, nel Tamil Nadu, a Pondicherry, 593mila abitanti. Una cittadina che con spiagge di sabbia bianca guarda l’oceano ed è costituita per lo più da baraccopoli e villaggi di pescatori.
Se l’esperienza diretta con l’India colpisce e commuove, la risposta non è la carità confortata dalle categorie coniate dagli esperti delle missioni internazionali di aiuto e dalle griglie degli assistenti sociali che vorrebbero indagare l’emotività dei sopravvissuti.
“Shanti” in sanscrito significa “pace”, la pace del cuore e della mente. Significa coesistenza pacifica di gente in armonia con se stessa e con la natura. Shanti è il canto basilare che invoca la pace per tutti gli esseri della Terra.
Shanti è il nome di un’organizzazione non governativa che opera proprio a Pondicherry fondata da Debi Prasad Gosh e Daniela Olmeda, nel 1997. Iniziarono senza grandi pretese ed in modo del tutto spontaneo, con quattro bambine che furono iscritte ad una scuola locale in lingua inglese. Oggi si occupa di quasi 100 bimbi, in massima parte femmine, che frequentano le varie scuole locali del circondario.
In un paese come l’India è necessario avere una conoscenza di base della lingua inglese perché è la lingua che effettivamente accomuna le popolazioni delle varie regioni in cui si parlano i diversi dialetti indiani.
L’altro aspetto vitale di Shanti è aiutare le donne locali.
Tante donne vivono sole e devono quotidianamente lottare per la propria sopravvivenza e quella dei loro figli. Shanti cerca allora di dar loro un aiuto economico e di creare per loro piccole opportunità di lavoro; offre inoltre aiuto per la manutenzione, riparazione o costruzione delle loro abitazioni che, come in tutte le periferie delle grandi città indiane, sono solo in parte in muratura e poi coperte con una stuoia di cocco. Shanti le aiuta inoltre a saldare i debiti contratti con piccoli usurai locali per far fronte alle necessità quotidiane. A Pondicherry c’è pochissimo lavoro se paragonato alla densità della popolazione, e gli uomini, i mariti, a parte l’indole e le propensioni personali, possono in genere garantire ben poche sicurezze e stabilità alle proprie famiglie. La sopravvivenza e la cura dei figli grava sulle madri. Se il padre c’è o non c’è poco importa, la madre, invece, deve esserci assolutamente, Il problema che si pone è quindi quello dei figli: chi si occupa di loro mentre le madri sono al lavoro? È per questo che sin dal 2000 è stata creata una piccola scuola materna, chiamata “Joy Nivas” (la Casa della Gioia), che all’inizio si occupava di pochi bimbi. Il numero dei piccoli è poco a poco cresciuto ed ora sono 39, per lo più bambine.
Per la gran parte di esse la vita sembra essere già tracciata e non s’intravedono possibilità di progetto: queste bambine costituiscono un peso per le famiglie, sono bocche da sfamare e poi ragazze da maritare; per loro non è prevista nessuna educazione scolastica, ma vengono tenute in casa per svolgere i lavori domestici ed accudire i fratellini minori; vengono infine maritate, senza poter scegliere, sottostando ad un sistema rapace di pagamenti di dote.
In una società come quella indiana, dominata a tutti i livelli dai valori maschili, una donna non può essere emancipata ma deve sempre dipendere da un uomo. Una donna che non possiede nulla e che non dipende da nessuno è una poco di buono e nessuno la proteggerà. L’unica opzione è sottostare, non solo alla volontà del marito, ma anche a quella dei parenti del marito, a costo di subire imposizioni, angherie e violenze.
Si potrebbe continuare a lungo con questa serie di orrori, ma non è questo lo scopo di Shanti. Al contrario Shanti vuole testimoniare i respiri di sollievo che provengono da una ritrovata prospettiva di “progetto” con una reale possibilità di dispiegarsi nel tempo. Non importa stabilirne la velocità o la temporalità, ma l’effettiva realizzazione, la reale possibilità per queste donne d’investire su loro stesse.
Dopo lo Tsunami, i membri attivi di Shanti, oltre a portare avanti tutte le attività precedentemente svolte, si sono dedicati al recupero di quei bisogni e servizi primari che la popolazione ha visto travolti tragicamente.
Poiché la fase di ricostruzione e riabilitazione non ha ancora assunto una forma concreta, per il momento le famiglie sono state provvisoriamente spostate in strutture più all’interno. Shanti si fa carico di tutti gli affitti (e delle cauzioni obbligatorie). Provvede inoltre all’acquisto di beni quotidiani, per esempio: riso, frutta, verdura, combustibile, etc. I bambini delle famiglie colpite sono stati inclusi nel programma di educazione di Shanti che fornisce loro anche il materiale scolastico.
Oltre onlus ha conosciuto Shanti nel 2002 e da allora sostiene economicamente i suoi progetti. I contatti sono continui: Andrea Messaggeri, ricercatore e fotografo, ha fornito una documentazione fotografica appassionata di Shanti, Pondicherry e altre parti dell’India visitate nei suoi viaggi. Questa documentazione ha fatto parte di una mostra itinerante in vari comuni dell’hinterland milanese: scuole medie ed elementari, centri sociali e di aggregazione… L’intento non è quello di raccontare una disillusione di massa o di confermare le immagini di miseria; la calda gioia di cui parla Andrea Messaggeri e che ha percepito negli incontri con Shanti si rispecchia negli occhi di quei bambini che guardano al futuro.